Durante il XXVII Congresso AIOM emergono due dimensioni della battaglia contro il cancro che vanno affrontate con urgenza: da una parte la forte contrazione della ricerca clinica indipendente, dall’altra un fenomeno di massa – la sedentarietà – che incide profondamente sulla mortalità oncologica.
Ricerca indipendente in sofferenza
In Italia negli ultimi 15 anni (2009-2023) gli studi clinici no profit – quelli cioè promossi senza lo sponsor principale dell’industria farmaceutica – sono passati dal 40,3 % al 17,3 % del totale delle sperimentazioni autorizzate: un calo pari al 57%.
Nel 2023 sono state autorizzate 611 sperimentazioni cliniche e 212 (il 34,7 %) riguardavano i tumori.
Eppure, solo 106 di questi studi erano indipendenti, a fronte di 98 dell’anno precedente — sintomo che la ripresa è lieve e insufficiente.
Per l’AIOM il messaggio è chiaro: serve un piano nazionale che aumenti risorse e personale per la ricerca indipendente, stabilizzando figure come coordinatori di ricerca clinica, data-manager, infermieri di ricerca.
La ricerca indipendente è strategica perché risponde a domande cliniche che l’industria non copre (ad esempio: quali combinazioni terapeutiche, ottimizzazione di farmaci già esistenti) e dunque supporta l’innovazione “utile” per i pazienti.
L’attività fisica: un “farmaco” poco usato
L’altro, rilevante allarme riguarda lo stile di vita: in Italia ci sono oltre 20 milioni di persone che non praticano alcuna forma di attività fisica.
Secondo i dati presentati dall’AIOM, svolgere attività fisica in modo regolare è associato a una riduzione del rischio di morte per tumore del 31%.
Inoltre, l’attività fisica può anche ridurre fino al 20% la probabilità di sviluppare un tumore, rispetto a chi è sedentario.
Gli oncologi sottolineano che la sedentarietà incide su tumori come quello al seno, al colon, allo stomaco, al rene e all’endometrio.
Ed è qui che si connettono due problemi apparentemente distinti: meno ricerca indipendente significa meno strumenti per migliorare la prevenzione e la cura, mentre stili di vita poco salutari aumentano la “domanda” di tali strumenti.
Perché questi due temi sono interconnessi
- Se la ricerca indipendente è in calo, si riduce la capacità del sistema oncologico di sviluppare studi mirati e innovativi che considerino anche la prevenzione, la riabilitazione e gli effetti delle terapie nel mondo reale.
- Dall’altro lato, la sedentarietà crea un “serbatoio” di rischio aggiuntivo: più tumori, più mortalità evitabile, più carico sul sistema sanitario.
- In questo contesto, l’attività fisica diventa un pilastro non solo della prevenzione primaria, ma della qualità della vita e della terapia oncologica — eppure, resta largamente sottoutilizzata.
Le sollecitazioni dell’AIOM
Alla luce dei dati, l’AIOM chiede:
- Un forte incremento dei finanziamenti pubblici e privati per la ricerca indipendente, con la stabilizzazione delle figure professionali necessarie e la semplificazione delle procedure burocratiche.
- Programmi territoriali e nazionali di promozione dell’attività fisica come vero e proprio “terapeutico” complementare in oncologia: campagne di sensibilizzazione, incentivi per l’esercizio fisico, integrazione nei percorsi oncologici.
- Monitoraggio sistematico dello stile di vita e delle condizioni socio-economiche dei pazienti oncologici, per salvaguardare la prevenzione e favorire interventi precoci.
- Una visione che guardi non solo alla cura del tumore, ma alla persona nel suo complesso: ricerca, prevenzione, stile di vita, territoriale.
Conclusione
Il panorama che emerge è duplice: da una parte, una ricerca che vacilla per mancanza di risorse e attenzione; dall’altra, uno stile di vita che continua a rappresentare un fattore di rischio concreto e diffuso. Se il sistema oncologico vuole davvero migliorare la lotta contro il cancro, non può più concentrarsi solo sulle terapie avanzate: deve anche ragionare su «come curiamo» e «come viviamo».
L’AIOM lancia l’allarme con un chiaro messaggio: serve un cambio di paradigma che unisca ricerca indipendente e prevenzione attiva per garantire risultati migliori ai pazienti e alla società.