Tumore al seno triplo negativo: individuati diversi meccanismi di resistenza alle terapie

Il tumore al seno triplo negativo (TNBC) può sviluppare resistenza alle terapie attraverso percorsi biologici distinti, un elemento che potrebbe spiegare perché molti trattamenti perdono efficacia nel tempo. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation da ricercatori del Baylor College of Medicine.

Il TNBC rappresenta una delle forme più aggressive di carcinoma mammario e circa il 50% delle pazienti sviluppa resistenza alle terapie, aumentando il rischio di recidiva e peggiorando la prognosi.

Lo studio dimostra che la resistenza non segue un unico percorso biologico: i tumori possono adottare due meccanismi distinti e reciprocamente esclusivi, legati alla composizione cellulare del microambiente tumorale.

Analizzando campioni tumorali di pazienti e modelli murini, i ricercatori hanno osservato che la risposta alla terapia dipende in larga parte dall’interazione tra cellule tumorali e cellule immunitarie presenti nel tumore. In particolare, il microambiente può essere dominato da neutrofili o macrofagi, che guidano differenti strategie di evasione terapeutica.

Nei tumori con caratteristiche epiteliali, ricchi sia di neutrofili sia di macrofagi, i neutrofili sembrano svolgere un ruolo chiave nello sviluppo della resistenza. Al contrario, nei tumori mesenchimali, dove prevalgono i macrofagi, sono proprio queste cellule a favorire la sopravvivenza del tumore alle terapie.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il comportamento dei macrofagi. La chemioterapia può infatti riprogammarli, trasformandoli da cellule con funzione antitumorale a cellule che supportano l’evasione immunitaria del tumore. In questa nuova configurazione, i macrofagi producono molecole come C1q e resolvine, capaci di sopprimere la risposta immunitaria contro le cellule tumorali.

Gli esperimenti hanno inoltre mostrato che inibire l’attività o il reclutamento dei macrofagi nel tumore può ripristinare la sensibilità alle terapie. Analogamente, bloccare i mediatori immunosoppressivi prodotti da queste cellule riattiva la risposta immunitaria antitumorale.

Secondo gli autori, la possibilità di identificare in anticipo il percorso di resistenza di un tumore attraverso l’analisi della sua composizione cellulare potrebbe aprire la strada a strategie terapeutiche più personalizzate, mirate a prevenire o contrastare la resistenza ai trattamenti.

In prospettiva, questi risultati rafforzano l’idea che nel TNBC il microambiente tumorale e le sue cellule immunitarie rappresentino target cruciali per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

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